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"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

AM


 

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Diario
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9 giugno 2010

Al suo segnale, scatenate l'inferno

"Un inferno governare rispettandola", ha detto stamattina il Premier riferendosi alla Costituzione.
Dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, ci aveva del resto
avvisato che sarebbe sceso lui stesso in campo, a parlare direttamente al suo pubblico - pardon, al suo popolo - pardon, agli italiani.
E allora, prepariamoci a vederlo d'ora in poi a tutte le assemblee di categoria: ieri è toccato agli artigiani, oggi agli albergatori, domani chissà. Poi arriverà anche il turno delle televisioni, meccanismo già rodato nei periodi elettorali: aspettiamo dunque un suo intervento nei telegiornali - ma anche all'iterno dei programmi d'approfondimento e delle trasmissioni di mattina e pomeriggio - dei giorni a venire:
bello, sorridente, ironico, ma anche incazzato nero e pronto a tirare la stoccata quando si tratterà di attaccare i giudici "catto-comunisti" (il prossimo baluardo del cristianesimo in Italia sarà il "catto-leghismo"? e la Chiesa, cosa aspetta a farsi sentire? mah...); pronto ad inveire, quando arriverà il momento di attaccare genericamente "giornali" e "televisioni"  (come se a parlare non fosse il primo editore d'Italia); spudorato nel recitare la parte del difensore a spada tratta di una privacy non meglio definita, a discapito di trasparenza, legalità, ragion di Stato.
Ogni sua frase sarà una freccia avvelenata, che punterà prima a solleticare la simpatia di imprenditori e partite iva, poi a circuire gli spettatori televisivi (zoccolo duro del suo elettorato), poi a raggirare e ad annichilire l'opposizione.
A noi altri, non rimane che sperare che questi tre anni passino in fretta. Davvero in fretta.

AM

30 maggio 2010

I "discorsi" del premier

A qualche giorno di distanza dalla sua esternazione, rileggo la frase del Premier, e ancora non ne capisco bene il senso.
"Cito una frase di colui che era considerato come un grande dittatore e cioè Benito Mussolini".
Un aspetto sul quale non ci si è per nulla soffermati è in particolare la valenza, positiva o negativa, del passaggio "colui che era considerato come un grande dittatore".
Ne traggo due conclusioni: la prima è che il Premier non sembra condividere il ruolo di dittatore che la storia ha attribuito a Mussolini. Ma questa, non è cosa nuova (nè è cosa nuova l'utilizzo di riferimenti al Fascismo in contesti internazionali: ricordiamo ancora tutti la battuta sul kapò).
Soprattutto, però, il Presidente sembra rifiutare la valenza negativa che ad una figura simile - quella di dittatore - non può invece non essere riconosciuta: quel "grande dittatore" è troppo ambigua come definizione, il modo in cui è stata utilizzata ha la stessa accezione di "grande condottiero" o di "grande statista". Ed anche questa, come la precedente, è una rivelazione che - sotto sotto - non è che mi sorprenda più di tanto.

AM

PS. Non è casuale, dal mio punto di vista, che questa esternazione sia arrivata nella settimana successiva al lancio dei "discorsi del Duce" sul giornale amico Libero. E non sorprendiamoci se, come accaduto ieri sera a Roma, ancora una volta un ragazzo è stato mandato in ospedale perchè omosessuale.


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permalink | inviato da amblog il 30/5/2010 alle 12:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

24 aprile 2010

Dal ventennio al trentennio, il passo è breve...

Si vocifera in questi giorni che, non avendo digerito lo strappo di Fini e non volendo correre alcun rischio, i leader di Pdl e Lega inizino ad essere allettati dallo sciglimento delle Camere: una strada che consentirebbe, in caso di rielezione, di riprendere a governare senza alcun disturbatore tra le proprie fila.
Temiamo purtroppo che una simile possibilità rappresenti al momento molto più di una ipotesi, e non solo perchè tanto Bossi quanto Berlusconi hanno interesse a liberarsi di tutti gli intoppi fuori programma che  potrebbero incontrare d'ora in avanti (in aggiunta a quelli che già la discutibilità delle loro ambizioni rende inevitabili).
In particolare, soprattutto il leader del Pdl potrebbe voler sfruttare una simile possibilità, e per differenti ragioni
.
Ammesso infatti che la legislatura riesca a termine regolarmente il proprio mandato, sono comunque "solo" tre gli anni che consentiranno a Berlusconi di sfuggire ai processi in ballo.
Successivamente, nessuno sa quale piega potrebbero assumere gli eventi, non essendoci al momento nessuna garanzia nè sulla riforma della giustizia invocata dal premier, nè su una rielezione dello stesso a capo del governo - o tantomeno, con l'aria che tira, a presidente della Repubblica.
Ecco perchè l'ipotesi di un Berlusconi V diventa allora allettante: estendere da tre a cinque altri anni l'immunità (o per lo meno le agevolazioni) che gli incarichi istituzionali concedono, significherebbe trarre il massimo vantaggio dall'attuale emergenza.
Una eventualità ovviamente allarmante per l'intero Paese, quella prospettata, davanti alla quale non resta forse che auspicarsi una sola soluzione, se realmente si vuole evitare che il ventennio berlusconiano si trasformi in un temibile trentennio: la realizzazione di un nuovo Cnl, di una coalizione quanto più ampia possibile che si opponga al duopolio Lega-Pdl e che permetta di dare vita a un governo tecnico, fermo nel perseguire quanto meno il superamento dell'emergenza attuale e la risoluzione dei problemi più urgenti. Per poi magari sciogliersi dopo aver raggiungiunto gli obiettivi prefissati, lasciando spazio alla ripresa di una dialettica politica ripulita da quanto avvenuto in questi ultimi anni.

Un'ipotesi disperata quanto poetica ed affascinante, per mettere realmente alla prova la tempra di un Paese ormai del tutto sgangherato. Un'ipotesi però forse anche troppo ambiziosa, per un elettorato pesantemente corrotto e turbato da uno scenario politico oramai insostenibile.

AM

20 marzo 2010

La valanga azzurra di sms

"Siamo qui per difendere il nostro diritto a non essere spiati", ha sostenuto fermamente il Presidente del Consiglio ieri, nel corso della manifestazione indetta a Roma in vista delle Regionali della prossima settimana.
Ma per quale motivo un deciso sostenitore della (sacrosanta) tutela della privacy, ha ancora una volta deciso di affidarsi
alla violazione della riservatezza di tanti privati cittadini per promuovere una propria iniziativa? come già accaduto per le Regionali di cinque anni fa, non avevano diritto al rispetto dei propri dati personali, dei loro telefoni cellulari e delle loro caselle di posta eletronica tutti coloro che - in maniera per nulla definita nè tantomeno autorizzata - sono stati raggiunti dall'invito a partecipare all'adunata (mal riuscita) di sabato 20? 

Una valanga di sms d'invito alla manifestazione di sabato 20 firmati dal premier Silvio Berlusconi inviati a cellulari privati e aziendali, tutti utenti che non avevano dato alcun consenso. Messaggi ed estratti dalle interviste del premier finite nella posta aziendale. "E' mai possibile ricevere sul posto di lavoro questo tipo di  messaggi?", si chiede un nostro lettore. In effetti no, non è possibile: per inviare sms e email di propaganda elettorale occorre il consenso degli interessati, come ha ribadito meno di un mese fa il Garante della Privacy in un provvedimento pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale.


[fonte: "Ti aspetto sabato al Circo Massimo". Valanga di sms. "Violazione della privacy", 19 marzo 2010, Repubblica.it]


AM

PS. Ancora non è stata non solo chiarita, ma neppure analizzata, una ennesima, palese anomalia del nostro sistema: Fini, presidente della Camera, non ha partecipato alla manifestazione di ieri  in quanto figura istituzionale
(come già accaduto con altre manifestazioni). Per quale motivo il Presidente del Consiglio, figura istituzionale come il Presidente della Camera, non solo ha preso parte e parola alla manifestazione di ieri, ma ne è stato il primo promotore? e per quale motivo nessuno rimarca questa anomalia, dandone ormai perscontata la liceità?

30 gennaio 2010

Proposta indecente

Ma il vero protagonista è il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: il premier ha annunciato che gli offrirà un ruolo da ministro. «Dopo quello che ha fatto all’Aquila, farlo ministro è il minimo che possiamo fare» ha spiegato. Il sottosegretario, interpellato dai giornalisti, si è mostrato stupito: «Ho sentito anche io come tutti, non ne so nulla».
[Berlusconi: "Farò Bertolaso ministro", 29 gennaio 2010, fonte: Corriere.it]

Già, perchè i ministri vanno nominati così: da un giorno all'altro, non in linea con le effettive necessità del Paese ma in base all'umore del Presidente del Consiglio. Possibilmente, dopo che il prescelto abbia anche fatto girare le palle a qualcuno di importante, come il sottosegretario degli Stati Uniti...

AM

Ps. Notare come il Governo dei pochi ministeri - uno dei vanti del Premier all'apertura del suo IV incarico governativo - sia arrivato a contarne 23, di ministri, con il 24° in arrivo. Per non parlare dei vari viceministri e  dei sottosegretari che sono andati via via aggiungendosi all'esile e risparmiosa struttura iniziale. (Fonte: http://www.governo.it/Governo/Ministeri/ministri_gov.html).

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