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"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

AM


 

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Diario
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9 giugno 2010

Al suo segnale, scatenate l'inferno

"Un inferno governare rispettandola", ha detto stamattina il Premier riferendosi alla Costituzione.
Dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, ci aveva del resto
avvisato che sarebbe sceso lui stesso in campo, a parlare direttamente al suo pubblico - pardon, al suo popolo - pardon, agli italiani.
E allora, prepariamoci a vederlo d'ora in poi a tutte le assemblee di categoria: ieri è toccato agli artigiani, oggi agli albergatori, domani chissà. Poi arriverà anche il turno delle televisioni, meccanismo già rodato nei periodi elettorali: aspettiamo dunque un suo intervento nei telegiornali - ma anche all'iterno dei programmi d'approfondimento e delle trasmissioni di mattina e pomeriggio - dei giorni a venire:
bello, sorridente, ironico, ma anche incazzato nero e pronto a tirare la stoccata quando si tratterà di attaccare i giudici "catto-comunisti" (il prossimo baluardo del cristianesimo in Italia sarà il "catto-leghismo"? e la Chiesa, cosa aspetta a farsi sentire? mah...); pronto ad inveire, quando arriverà il momento di attaccare genericamente "giornali" e "televisioni"  (come se a parlare non fosse il primo editore d'Italia); spudorato nel recitare la parte del difensore a spada tratta di una privacy non meglio definita, a discapito di trasparenza, legalità, ragion di Stato.
Ogni sua frase sarà una freccia avvelenata, che punterà prima a solleticare la simpatia di imprenditori e partite iva, poi a circuire gli spettatori televisivi (zoccolo duro del suo elettorato), poi a raggirare e ad annichilire l'opposizione.
A noi altri, non rimane che sperare che questi tre anni passino in fretta. Davvero in fretta.

AM

24 aprile 2010

Dal ventennio al trentennio, il passo è breve...

Si vocifera in questi giorni che, non avendo digerito lo strappo di Fini e non volendo correre alcun rischio, i leader di Pdl e Lega inizino ad essere allettati dallo sciglimento delle Camere: una strada che consentirebbe, in caso di rielezione, di riprendere a governare senza alcun disturbatore tra le proprie fila.
Temiamo purtroppo che una simile possibilità rappresenti al momento molto più di una ipotesi, e non solo perchè tanto Bossi quanto Berlusconi hanno interesse a liberarsi di tutti gli intoppi fuori programma che  potrebbero incontrare d'ora in avanti (in aggiunta a quelli che già la discutibilità delle loro ambizioni rende inevitabili).
In particolare, soprattutto il leader del Pdl potrebbe voler sfruttare una simile possibilità, e per differenti ragioni
.
Ammesso infatti che la legislatura riesca a termine regolarmente il proprio mandato, sono comunque "solo" tre gli anni che consentiranno a Berlusconi di sfuggire ai processi in ballo.
Successivamente, nessuno sa quale piega potrebbero assumere gli eventi, non essendoci al momento nessuna garanzia nè sulla riforma della giustizia invocata dal premier, nè su una rielezione dello stesso a capo del governo - o tantomeno, con l'aria che tira, a presidente della Repubblica.
Ecco perchè l'ipotesi di un Berlusconi V diventa allora allettante: estendere da tre a cinque altri anni l'immunità (o per lo meno le agevolazioni) che gli incarichi istituzionali concedono, significherebbe trarre il massimo vantaggio dall'attuale emergenza.
Una eventualità ovviamente allarmante per l'intero Paese, quella prospettata, davanti alla quale non resta forse che auspicarsi una sola soluzione, se realmente si vuole evitare che il ventennio berlusconiano si trasformi in un temibile trentennio: la realizzazione di un nuovo Cnl, di una coalizione quanto più ampia possibile che si opponga al duopolio Lega-Pdl e che permetta di dare vita a un governo tecnico, fermo nel perseguire quanto meno il superamento dell'emergenza attuale e la risoluzione dei problemi più urgenti. Per poi magari sciogliersi dopo aver raggiungiunto gli obiettivi prefissati, lasciando spazio alla ripresa di una dialettica politica ripulita da quanto avvenuto in questi ultimi anni.

Un'ipotesi disperata quanto poetica ed affascinante, per mettere realmente alla prova la tempra di un Paese ormai del tutto sgangherato. Un'ipotesi però forse anche troppo ambiziosa, per un elettorato pesantemente corrotto e turbato da uno scenario politico oramai insostenibile.

AM

27 ottobre 2009

Il vortice delle istituzioni

Premesso che i comportamenti privati del sig. Marrazzo restino affar suo, allo stesso tempo è però impossibile negare che gli atteggiamenti del Marrazzo-governatore, venuti alla luce lo scorso week-end, comportino necessariamente le dimissioni dello stesso da tale incarico. Questo perche l'abdicazione al ricatto dei propri taglieggiatori, prima ancora di una condotta moralmente discutibile, non rappresenta sicuramente un comportamento tollerabile, soprattutto quando operato da un - tra l'altro, capace - uomo delle istituzioni, dotato di tutti gli strumenti e le garanzie per muoversi in una direzione opposta.
Assodato questo, occore tuttavia prendere atto - qualora ancora ce ne fosse bisogno - di alcuni dei vari aspetti emersi in quest'ultimo periodo, relaltivi al minimo livello morale raggiunto oramai del nostro Paese.
Anzitutto: che l'ambiente fatto da professionisti facoltosi, rispettabili e con tanto di famiglia stile Mulino Bianco al seguito, fosse invece morbosamente affacinato dal mondo parallelo del sesso facile, delle escort e dei viados di periferia, era da tempo risaputo e comprovato; e sicuramente, già questo costituisce un aspetto che denota un'etica discutibile, o quanto meno una discutibile coerenza, di una certa fascia della società - se non addirittura un connotato oramai indelebile dello stesso mondo politico.
Tuttavia, a questo aspetto occorre aggiungere una successiva serie di aspetti, da tenere in consideraizione per tracciare uno spaccato ancora più fedele di una certa Italia di inizio millennio.

1) Iniziamo da quella parte forze dell'ordine che, abusando della loro autorità, arrivano a tenere sotto scacco prostitute ed utlilizzatori finali (termine ormai entrato a far parte del linguaggio quotidiano, grazie al raffinato contributo dell'avv. Ghedini).
 2) A costoro aggiungiamo anche dei direttori editoriali incapaci di assumere una posizione su questioni scottanti, se non contattando il proprio editore (domanda: cos'altro dovrebbe fare un direttore, se non assumere decisioni importanti?).
3) Ed ancora: prendiamo atto dell'esistenza di editori a loro volta non in grado di dettare una linea, se non consultando il paparino (che, oltre ad essere anch'egli direttamente interessato dalle vicende del gruppo editoriale, potrebbe - coicidenza - anche essere Presidente del Consiglio. Perchè, per inciso, non si arriva mai ad essere qualcuno senza essere già stato figlio di qualcuno).
4) Consideriamo infine un paparino-imprenditore-premier che, in virtù della propria visione integerrima ed incondizionata dela realtà, anzichè tirarsi fuori dall'aspetto aziendale della questione (perchè ciò riporterebbe alla ribalta, per l'ennesima volta, un conflitto d'interessi a questo punto oramai irrisolvibile), ed anzichè sollecitare un opportuno intervento delle forze dell'ordine (di quelle buone, però), al contrario decide - da galantuomo - di passare sottobanco determinate informazioni compromettenti alla vittima dello sciacallaggio evocato al punto 1). Come dire: l'onore e il rispetto. Si arriva così al punto da avere un Premier che, da un lato, favorisce la risoluzione illegale di un problema (anche questo, motivo valido per mettere in discusione il proprio mandato di Primo ministro); e che dall'altro lato, attribuice a se stesso il ruolo tanto di "forza dell'ordine", nonche di potenziale ricattatore, potendo disporre del resto proprio di quegli strumenti che oramai l'Italia conosce bene (i casi Boffo, Lario, Fini, ed ultimo il fallito tentativo di caso Augias, docent).

Se consideriamo dunque tutto questo, quali margini di legalità, di moralità, di fiducia, restano oggi all'interno di un Paese caratterizzato da circoli viziosi che nascono proprio all'interno delle istituzioni, per  poi ricondurre infine nuovamente alle stesse istituzioni, privando di senso tutto quello che incontrano nel loro vorticoso e travolgente procedere?


AM

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