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altraprospettiva.ilcannocchiale.it

"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

AM


 

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Luglio 2009
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29 luglio 2009

Le leghe delle libertà

Lombardo. Un nome che è tutto una garanzia, per il leader del movimento meridionalista per eccellenza: un uomo che solo ora capisce di dover ridimensionare le proprie aspirazioni, sopravvalutate in maniera evidente dopo aver garantito al Signor B. il sostegno necessario per vincere le elezioni del 2008.
Forse ci si inizia a redere conto, oltre lo Stretto, che la sola promessa di un ponte non può essere oggi sufficiente
a risolvere gli attuali problemi dell'Isola, né a regolare i tanti interessi al suo interno; e forse si realizza anche come una decina di parlamentari Mpa non basti a tenere sotto scacco la maggioranza. Perchè solo la Lega del lombardo-veneto, e non quella del Lombardo siciliano, ha invece i voti necessari per mandare a gambe all'aria il Signor B.
Fatto sta che questa sempre più istituzionalizzata polarizzazione dell'Italia, realizzata ancora prima di federalismi e secessioni ufficiali, di sicuro al Paese non fa bene - sempre ammesso che, di quest'Italia, ce ne sia mai fregato qualcosa.
Perchè la Lega (quella del Carroccio), da un lato, si arrocca sempre più sul proprio isolazionismo, del tipo: meno siamo, meglio stiamo. Resti ta noi, ma in realtà Bossi & co. non pensano che, da qui a cinquant'anni, potrebbero lasciare in eredita ai loro delfini una bella gatta da pelare, ossia la necesità di andare nuovamente alla ricerca di risorse di cui non dispongono, di nuova forza lavoro, di altri capri espiatori sui quali riversare le proprie frustazioni. Una nuova partita questa, dove però sarà il lombardo-veneto a giocare il ruolo di chi deve o cercare al proprio interno una nuova distribuzione di ricchezze e potere, o di chi è costretto ad inseguire qualcuno - si chiami Svizzera, Austria, Baviera. E solo allora ci si renderà conto di come lo storico estremismo del Carroccio sia destinato a ripiegarsi contro sè stesso, perchè nessuno vorrà avere a che fare con una civiltà dimostratasi - culturalmente, prima di tutto - così primordiale.
In compenso, sull'altro piatto della bilancia - quello più a sud - c'è Lombardo. Il quale confida in un federlaismo che, da un momento all'altro, possa dare scacco ai furbacchioni della Lega: perchè "quando il federalismo indebolirà le strutture centralistiche, noi abbiamo solo da guadagnarci". Da guadagnarci cosa, in una regione dove gli ospedali non funzionano e la PA è corrotta come in America Latina? e ancora, dove una volta costruito (dalla mafia) il ponte sullo Stretto, non si sa ancora su quali autostrade verranno incanalati i milioni di viaggiatori accorsi in Sicilia da tutta la penisola (e sopravvissuti a una Salerno-Reggio Calabria che sarà ancora un cantiere aperto)?
Che occorra correggere il tiro, ad ogni modo, Lombardo - meglio tardi che mai - lo ha capito bene: ecco il perchè della trovata del Partito del Sud, dei dissidenti del Pdl che si avvicinano alle posizioni isolane, eccetera eccetera. Ed ecco il perchè anche del polarizzarsi della Lega sempre più sulle proprie, tragicomiche posizioni: via (i loro soldi) dall'Afganistan, esame di lingua locale ai professori meridionali, eccetera eccetera pure loro.
Una cosa è però evidente: che il Pdl, che avrebbe invece dovuto mediare tra i due poli, riesce sempre meno a contenere gli strappi proventienti da questi estremi (la stesso Pdl-Sicilia è un controsenso, rispetto all'idea di partito unico - e fantoccio - di Piazza San Babila). Ci avviamo dunque verso una programmazione politica e strategica, per il prossimo anno, fatta di compromessi ora con l'uno, ora con l'altro partito; che darà vita, nel nostro Paese - unico e fantoccio pure quello -, ad una linea di governo disomogenea e populistica. Il tutto, pur di portare a termine le poche cose che realmente interessano il Signor B.

AM

22 luglio 2009

Un-Democartic Party

Stando a quanto riportato sul sito del Partito Democratico, si è concluso ieri il periodo utile per potersi tesserare alla medesima formazione politica. Di conseguenza può ritenersi giunto al fine desiderato, il veto posto al tessemamento di Beppe Grillo ed al proposito di quest'ultimo di partecipare alle elezioni primarie per la nomina del futuro leader dello stesso partito.
Ora, è ovvio che pensare a un Beppe Grillo candidato premier è qualcosa di surreale (nel vero senso della parola, non utillizata in qusto caso con accezione dispregiativa). Un comico, un urlatore, un uomo di spettacolo (fermo restando che la politica ne arruola sempre più, ormai, di uomini e donne di spettacolo) avrebbe infatti portato sicuramente nuovi topoi in un mondo, quello politico, apparentemente cosi ingessato nei suoi stereotipi (ripetiamo: apparentemente; del resto, ne conosciamo tutti, al contrario, le stravaganze); e nessuno di noi può, al momento, prevedere se tali innovazioni avrebbero potuto avere un domani strascichi positivi o negativi.
Pertanto, in seguito al dribbling invece eseguito con un vero atto di forza dai vertici del Pd (onore anzi a Marino e alla sua - strategica - apertura a Grillo), prendiamo oggi atto delle seguenti considerazioni:
a) il Pd si è dimostrato (qualora anche di questo ci fosse ancora necessità) un Pnd, ossia un Partito-non-democratico. Altrimenti, permettendolo lo statuto, alcun ostracismo o formalismo avrebbe dovuto proibire l'iscrizione e l'eventuale candidatura di un libero cittadino;
b) la bocciatura di Grillo (nei confronti del quale non sussiste alcuna vicinanza o simpatia da parte nostra, per inciso) ha comportato implicitamente l'ennesima bocciatura delle sue proposte, sebbene diversi
siano gli spunti interessanti che le provocazioni del comico forniscono da anni al mondo della politica - e che il Pd farebbe invece molto bene a tenere in più alta considerazione, in virtù del proprio  presunto posizionamento;
c) infine: una discreta conoscenza del nostro Paese (che ci piacerebbe tanto fosse molto più politically - e non solo politically - correct), non ci impedisce oggi di prendere atto di una questione che probabilmente non andrebbe liquidata con tanta faciloneria, al di là della provocatorietà della stessa. Ci riferiamo al fatto che in un'Italia così brava a correre dietro ad un istrione, quale non può non ritenersi l'attuale premier, forse non andrebbe scartata drasticamente la possibilità di combattere un tale showman con la medesima arma, ossia (concedeteci il termine) con un altro buffone, con un altro esaltato in grado a sua volta di esaltare le folle, scorretto laddove serva e, talvolta, anche dove non serva. La politica al giorno d'oggi è anche questa, è un continuo adattarsi alle situazioni per portare a compimento i propri obiettivi (che noi speriamo siano sempre e comunque nobili). I vertici del PdL lo hanno capito da tempo, la stessa Lega ne è da sempre consapevole
, e l'efficacia raggiunta e i risultati ottenuti - piacciano o non piacciano - sono comunque sotto gli occhi di tutti. Se, con i dovuti accorgimenti, anche la sinistra italiana cogliesse questo particolare, allora forse avrebbe un'arma in più dalla sua parte.

AM


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permalink | inviato da amblog il 22/7/2009 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

12 luglio 2009

Altraprospettiva aderisce allo sciopero del 14 luglio

Altraprospettiva aderisce, in maniera convinta e autonoma, allo sciopero dei blog proclamato per il giorno 14 luglio 2009, nella speranza che la protesta (a differenza di quanto stabilito dagli esponenti del mondo del giornalismo) non venga nei prossimi giorni revocata.
Alla base dell'adesione, le segueti ragioni:
- ribadire l'autonomia e la diversità della rete dall'editoria tradizionale, distinzione che in Italia stenta ad essere riconosciuta ed accettata;
- esortare fin da ora le istituzioni (senza quindi attendere i giorni immediatamente precedenti all'approvazione della legge) affinchè il rinvio del decreto Alfano comporti anche delle garanzie sulla tutela dei contenuti espressi attraverso la rete.
Altraprospettiva ricorda, in proposito, come i curatori di blog siano già oggi responsabili, anche in termini penali, di eventuali reati di ingiuria o diffamazione; motivo per il quale, dunque, non sussiste alcuna necessità di introdurre uteriori vincoli alla libertà d'espressione del citizen journalism - per alcuni aspetti, l'unico strumento di informazione realmente libero, tra quelli oggi esistenti in Italia.

Alberto Marangio

PS. Chiunque realmente
creda nelle possibilità di internet e nello sciopero indetto, è invitato a lasciare un commento, o anche ad apporre semplicemente solo il nome del proprio blog, in calce a questo post.
Anche questo sarà un modo di dimostrare la forza e la vitalità del web a chiunque lo voglia invece ingabbiare.

8 luglio 2009

Carri da bestiame, all'ombra dell'ateneo

Carri da bestiame. In quale altro modo potrebbero definirsi gli autobus il più delle volte utilizzati dall'Atac per la linea 105, una delle tratte più lunghe e più frequentate tra quelle coperte dall'azienda per il trasporto pubblico romana? Come altrimenti vogliamo chiamare degli autobus vecchi, lenti, rumorosi, in condizioni igieniche precarie fin dalle prime corse del mattino, e nonostante ciò utilizzati per collegare la centralissima stazione Termini con l'estrema periferia sud-est della città? Un non-servizio che, con il caldo di questo periodo, si rivela giorno dopo giorno un vero supplizio; presagio di quache emergenza che, da un momento all'altro, potrebbe benissimo venire associata al tetro scenario del 105.
Nel frattempo, tanti i piccoli (se così si possono definire) disagi che da decenni si ripresentano quotidianamente nei jumbobus in questione, dalla microcriminalità alla frustrazione di viaggi scomodi e maleodoranti
. E mentre da un lato si continua beffardamente a parlare tanto di rivalutazione delle periferie, dall'altro lato permangono nel loro di sentirsi sempre più derisi ed emarginati gli abitanti e i lavoratori della Casilina, di una Casilina svegliatasi improvvisamente, dopo cinquant'anni di cronache pasoliniane, all'ombra di una delle università più moderne d'Italia. Senza però avere avuto modo di sviluppare le strutture e la mentlità adeguate per approfittare dell'opportunità, che avrebbe dovuto trasformare una borgata di terza classe in una moderna città universitaria.

AM


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permalink | inviato da amblog il 8/7/2009 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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