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altraprospettiva.ilcannocchiale.it

"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

AM


 

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25 settembre 2009

Par-condicio

A titolo informativo, si precisa che Altraprospettiva non ha seguito neppure la puntata di Anno Zero.

In realtà non lo ha seguito perchè avevo altro da fare.


AM


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permalink | inviato da amblog il 25/9/2009 alle 0:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

14 settembre 2009

NON GUARDARE "PORTA A PORTA": sciopero pre-manifestazione per la libertà di informazione

Considerato l'ultimo colpo di mano del premier, ossia l'annullamento della puntata di Ballarò per dare campo libero all'ovazione di Porta a Porta in occasione della consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, Altraprospettiva propone un nuovo sciopero: a supporto di quanto previsto per il prosimo sabato, SI INVITA A NON GUARDARE LA PUNTATA DI PORTA A PORTA DI MARTEDI' 15 SETTEMBRE: ci sarà modo in ogni caso di saper quanto avvenuto attraverso tg e servizi dei giorni successivi, nonchè tramite altri mezzi d'informazione.
In particolare, si invita a SOLLECITARE OGNI CONOSCENTE DOTATO DI UNA TV CONNESSA AL RILEVTORE AUDITEL ad evitare di vedere la nuova autocelebrazione del premier: uscite insieme, offrite loro una pizza fuori, o semplicemente convincete anche i vostri amici ad aderire allo sciopero. L'importante è ruscire a dimostrare al Signor B. di quante meno persone effettivamente tenga in pugno, rispetto a quante egli invece creda.

AM

PS. (16 settembre 2009, ore 11.03)
«L'Onore e il Rispetto» con Gabriel Garko batte Porta a porta con Berlusconi. Lo speciale di Vespa andato in onda ieri sera con il presidente del Consiglio sulla consegna delle case ai terremotati, ha avuto un ascolto del 13,47%, per un totale di 3.219.000 spettatori. Di solito il programma di Vespa ha un ascolto del 18,30% per le prime serate e del 17,50% per le seconde (dati ufficio stampa Rai 2008-2009).
[Porta a Porta con Berlusconi battuto da L'Onore e il rispetto, da Corriere.it, 16/9/2009]

Non sappiamo quanto (poco) lo sciopero convocato da Altraprospettiva abbia contribuito a questa debacle - che molto invece dovrebbe far riflettere il premier e i suoi consiglieri. Ad ogni modo, un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno sostenuto la nostra proposta, aderendovi e facendosene a loro volta portavoce.

11 settembre 2009

..."il presidente"?!?

http://www.youtube.com/watch?v=bIVjoPqwyxA&hl=it

Alle spalle del nostro presidente del consiglio, nel corso della conferenza stampa
in chiusura dell'incontro con il premier spagnolo Zapatero, campeggia il classico stemma della Repubblica italiana, attorniato da due didascalie: in alto, la voce Consiglio dei ministri - e fin qui, tutto bene; in basso, invece, perentorio: "il presidente".
...il presidente?!? Ma non bastava già il simbolo del Pdl, con il suo fiero Berlusconi presidente?
Fino ad ora, intorno allo stemma della Repubblica hanno sempre campeggiato le indicazioni Consiglio dei ministri e Palazzo Chigi; cosa significa, dunque, questo cambiamento?
Queste, a nostro parere, le spiegazioni:

- anzitutto, l'essere identificato con la massima carica di un ente, è una possibilità da sempre molto cara al nostro premier. Non importa se di Mediaset, del Milan, di Forza Italia o del Pdl: lui deve comunque risultare il presidente, il massimo esponente, quasi il monarca, degli oranismi dallo stesso presieduti;
- in secondo luogo, intravediamo in questa scelta il mediocre tentativo di spacciarsi (sulla base di una virtuale quanto ambita riscrittura della Costituzione) per la massima istituzione dello Stato. Un bluff con il quale aggirare l'ingombrante ostacolo della Presidenza della Repubblica, incarico ancora non ricoperto e così tanto agognato; una soluzione per rimpiazzare, se non altro nella percezione degli italiani, l'unica istituzione ancora in grado di ostacolare - in teoria - i suoi disegni;
- infine, nella strategia adottatta scorgiamo il tentativo di utilizzare tale stratagemma anche in campo internazionale; laddove cioè la complessa gerarchia delle istituzioni italiane non è ben chiara, e dove un Napolitano non gode certo della visibilità di cui all'estero gode l'attuale premier, ci vuole poco per sostituirsi agli occhi degli spettatori europei alla vera Prima carica dello Stato.

Ma al di là delle aspirazioni berlusconiane fino ad ora teorizzate, un'ulitma considerazione ci permettiamo di azzardare. La scelta della dicitura voluta dal premier quasi descrive quanto sta in reltà avvenendo in questi mesi (e periodicamente sostenuto anche dal leader dell'IdV, Di Pietro): l'accostamento tra quella che è ormai la situazione politica italiana, e quanto invece avviene in Sudamerica. Dove, per l'appunto, i leader dei vari regimi totalitari molto spesso in altro modo non si definiscono se non come presidenti, senza ulteriori precisazioni.
Una cosa, però, ancora non ci è chiara: se il possibile, rischioso accostamento teorizzato è soltanto sfuggito al nostro premier, oppure se è stato
invece sfacciatamente cercato.

AM

4 settembre 2009

Tutto il contrario della realtà

"Credo possiate leggere i giornali di oggi dove c'e' tutto il contrario della realtà. Abbeveratevi della disinformazione di cui siete protagonisti. Povera Italia, con un sistema informativo come questo": cosi' il premier Silvio Berlusconi, lasciando il Coi (il Comando operativo di vertice interforze) ha risposto a chi chiedeva di commentare le dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo.
[Premier: povera Italia, su stampa contrario realtà, da Ansa.it, 4 settembre 2009]

Probabilmente è meno banale di quanto possa inizialmente apparire, la sentenza sopra riportata.
Al di là dell'ennesima accusa verso i media, infatti, ci sembra di leggere tra le parole della dichiarazione rilasciata (secondo la quale sui giornali "c'è tutto il contrario della realtà") anche l'ammissione della mendacità dell'azione portata avanti da Feltri e dal Giornale; non esclude infatti alcun organo di stampa, il premier, da quanto pronunciato.
Una confessione indiretta, un'ammissione di consapevolezza e di accondiscendenza volta a paralizzare qualsiasi eventuale, futura operazione non filo-governativa. A costo di ricorrere sia a metodi al limite della liceità (come nel caso delle denunce a Repubblica e all'Unità), come anche alla più crudele e aggressiva mistificazione della realtà.
La situazione non sta precipitando: è già precipitata.

AM


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permalink | inviato da amblog il 4/9/2009 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

1 settembre 2009

"Videocracy", di Erik Gandini

Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.
[La Rai rifiuta il trailer di Videocracy: E' un film che critica il governo, La Repubblica, 27 agosto 2009] 

Prevedibile che Mediaset non avrebbe trasmesso il trailer del film in questione. Intuibile che, con i tempi che corrono, anche la Rai avrebbe trovato qualche cavillo per escluderlo dalla promozione cinematografica sui propri schermi. Surreale, nonostante ciò, la motivazione presentata alla Fandango, che distribuisce il film, dalla  tv di Stato: per trasmettere un film-documentario sulla storia della tv privata del nostro Paese, nonchè sull'evoluzione della società italiana degli ultimi 30 anni, dovrebbe contemporaneamente essere promosso un film "pro"-premier, dal momento che quella in questione non può che essere considerata (ancora prima di visionata, probabilmente) una produzione a lui avversa.
Surreale una simile trovata, perchè è impensabile pianificare una produzione cinematografica in funzione di un'altra: in virtù della componente artistica propria di tale arte, infatti, non dovrebbe potersi progettare un film come fosse una partecipazione a una trasmissione televisiva; e anche adottando una simile eventualità, nessuna garanzia si avrebbe sul risultato o sulla riuscita di una simile operazione.
Quale altra, più ridicola trovata, dunque, per censurare un film senza allo stesso tempo farsi carico di una simile accusa?

Per gli interessati, collegandosi a questo link (uno a caso tra i tanti) è possibile vedere il trailer del film Videocracy.
Provino i blog a contrastare l'oscurantismo di Rai e Mediaset: provino loro a ristabilire una vera par-condicio.
http://www.youtube.com/watch?v=-9AXQGGkgK8

AM

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