.
Annunci online

 
altraprospettiva 
Pagina di attualità, informazione, approfondimento
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  biblioceca
paoloborrello
bolledaorbi
campidogliopulito
diario_estemporaneo
dirittodiresistenza
discutendoinsieme
eldas
eugualemcalquadrato
ilpresenteelamemoria
ilrompiscatole
kerub
lettereitaliane
liberissimo
makia
occheiorabasta
peppeilmas
riot
rory
valigetta
zibaldone2
agoravox
giornalettismo
ladanzadiaska
lamianotizia
albertolupi
attentialcane
democraticoebasta
kalix
malatemporacurrunt
oranges
rip
sabatotrippa
serenacolonna
sferapubblica
  cerca

altraprospettiva.ilcannocchiale.it

"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

AM


 

diario | Agosto - Dicembre 2008 | Gennaio 2009 | Febbraio 2009 | Marzo 2009 | Aprile 2009 | Maggio 2009 | Giugno 2009 | Luglio 2009 | Agosto 2009 | Settembre 2009 | Ottobre 2009 | Novembre 2009 | Dicembre 2009 | Gennaio 2010 | Febbraio 2010 | Marzo 2010 | Aprile 2010 | Maggio 2010 | Giugno 2010 | Luglio 2010 |
 
Ottobre 2009
1visite.

27 ottobre 2009

Il vortice delle istituzioni

Premesso che i comportamenti privati del sig. Marrazzo restino affar suo, allo stesso tempo è però impossibile negare che gli atteggiamenti del Marrazzo-governatore, venuti alla luce lo scorso week-end, comportino necessariamente le dimissioni dello stesso da tale incarico. Questo perche l'abdicazione al ricatto dei propri taglieggiatori, prima ancora di una condotta moralmente discutibile, non rappresenta sicuramente un comportamento tollerabile, soprattutto quando operato da un - tra l'altro, capace - uomo delle istituzioni, dotato di tutti gli strumenti e le garanzie per muoversi in una direzione opposta.
Assodato questo, occore tuttavia prendere atto - qualora ancora ce ne fosse bisogno - di alcuni dei vari aspetti emersi in quest'ultimo periodo, relaltivi al minimo livello morale raggiunto oramai del nostro Paese.
Anzitutto: che l'ambiente fatto da professionisti facoltosi, rispettabili e con tanto di famiglia stile Mulino Bianco al seguito, fosse invece morbosamente affacinato dal mondo parallelo del sesso facile, delle escort e dei viados di periferia, era da tempo risaputo e comprovato; e sicuramente, già questo costituisce un aspetto che denota un'etica discutibile, o quanto meno una discutibile coerenza, di una certa fascia della società - se non addirittura un connotato oramai indelebile dello stesso mondo politico.
Tuttavia, a questo aspetto occorre aggiungere una successiva serie di aspetti, da tenere in consideraizione per tracciare uno spaccato ancora più fedele di una certa Italia di inizio millennio.

1) Iniziamo da quella parte forze dell'ordine che, abusando della loro autorità, arrivano a tenere sotto scacco prostitute ed utlilizzatori finali (termine ormai entrato a far parte del linguaggio quotidiano, grazie al raffinato contributo dell'avv. Ghedini).
 2) A costoro aggiungiamo anche dei direttori editoriali incapaci di assumere una posizione su questioni scottanti, se non contattando il proprio editore (domanda: cos'altro dovrebbe fare un direttore, se non assumere decisioni importanti?).
3) Ed ancora: prendiamo atto dell'esistenza di editori a loro volta non in grado di dettare una linea, se non consultando il paparino (che, oltre ad essere anch'egli direttamente interessato dalle vicende del gruppo editoriale, potrebbe - coicidenza - anche essere Presidente del Consiglio. Perchè, per inciso, non si arriva mai ad essere qualcuno senza essere già stato figlio di qualcuno).
4) Consideriamo infine un paparino-imprenditore-premier che, in virtù della propria visione integerrima ed incondizionata dela realtà, anzichè tirarsi fuori dall'aspetto aziendale della questione (perchè ciò riporterebbe alla ribalta, per l'ennesima volta, un conflitto d'interessi a questo punto oramai irrisolvibile), ed anzichè sollecitare un opportuno intervento delle forze dell'ordine (di quelle buone, però), al contrario decide - da galantuomo - di passare sottobanco determinate informazioni compromettenti alla vittima dello sciacallaggio evocato al punto 1). Come dire: l'onore e il rispetto. Si arriva così al punto da avere un Premier che, da un lato, favorisce la risoluzione illegale di un problema (anche questo, motivo valido per mettere in discusione il proprio mandato di Primo ministro); e che dall'altro lato, attribuice a se stesso il ruolo tanto di "forza dell'ordine", nonche di potenziale ricattatore, potendo disporre del resto proprio di quegli strumenti che oramai l'Italia conosce bene (i casi Boffo, Lario, Fini, ed ultimo il fallito tentativo di caso Augias, docent).

Se consideriamo dunque tutto questo, quali margini di legalità, di moralità, di fiducia, restano oggi all'interno di un Paese caratterizzato da circoli viziosi che nascono proprio all'interno delle istituzioni, per  poi ricondurre infine nuovamente alle stesse istituzioni, privando di senso tutto quello che incontrano nel loro vorticoso e travolgente procedere?


AM

18 ottobre 2009

Mattino Cinque, ultimo atto?

Dopo la campagna mediatica diffamatoria condotta da Altraprospettiva nei confronti di Mattino Cinque (!), finalmente un'Autority ha avuto modo di constatare le assurdità di tale programma, una trasmissione così nazional-popolare da rappresentare un evidente strumento di manipolazione dell'opinione pubblica.
Peccato soltanto per due cose: che l'Autority in questione sia il Garante della privacy e non quello per le comunicazioni, che continua invece a restare indifferente a quanto fino ad ora accaduto; e che l'istruttoria in esame sarà aperta solo dietro sollecitazione del Csm, una realtà così rilevante da insinuare dubbio: che il programma di Brachino avrebbe probabilmente continuato ad operare indisturbato, se non si fosse scomodato uno degli organi più influenti del Paese.

AM

13 ottobre 2009

Ancora su Mattino Cinque (ma non solo)

Passi la lettura della Costituzione da parte di Claudio Martelli, costituzionalista invischiato nelle vecchie inchieste di Mani pulite, e che dunque chissà quale credibilità può ancora conservare in una simile veste.
Passino i suoi commenti, che espongono certe cose ma ne tacciono altre, ed altre ancora ne interpretano secondo più che discutibili punti di vista. In fondo, siamo su Mediaset, ed una distorsione di quanto dalla Costituzione riportato può essere tranquillamente visto come un obiettivo degli autori o della Rete.
Ma cosa c'entra, come sigla del programma Il libro della Repubblica (che già nel titolo ricorda un certo La notte della Repubblica, funesta somiglianza), quella Va pensiero così tanto cara alla Lega, quanto di più lontano vi sia dalla stessa Costituzione? c'entra perchè, qualora non si trattasse dell'anticipazione di una delle prossime mosse del Governo (la sostituzione dell'Inno di Mameli, pretesa da anni avanzata da Bossi & co.), se non altro costituisce anche questo un'escamotage per incidere sulle radici e sui valori di un popolo, che mattone dopo mattone sta assistendo allo smantellamento della propria identità.

AM

7 ottobre 2009

Come Mattino Cinque risolve il problema del contraddittorio

In più occasioni Altraprospettiva ha messo in discussione Mattino Cinque, programma popolare dell'ammiraglia Mediaset, e la sua discutibile gestione degli ospiti con i quali affrontare tematiche afferenti alla sfera politica. In particolare, a venire segnalata è stata spesso la totale mancanza di una figura che, in aggiunta al direttore Liguori (o, in alternativa, all'editorialista Belpietro), riuscisse a interagire in maniera credibile con l'esponente del governo di turno.
Oggi tuttavia è arrivato un nuovo segnale dal programma in esame, un segnale forte: in aggiunta infatti al Sottosegretario di Stato per la giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, in studio a discutere con Liguori dell'infuocato operato della Corte costituzionale (chiamata ad esprimersi sulla legittimità del Lodo Alfano), vi era anche Sandro Sallusti, vicedirettore del Giornale e grande amico di Vittorio Feltri: in altre parole, un contraddittorio che avrebbe semmai potuto opporsi a sottosegetario e conduttore con delle argomentazioni ancora più a favore del provvedimento in questione, rispetto a quanto già emerso dalle parole del duo Liguori-Casellati. Un modo palese, questo, di rafforzare le posizioni del Presidente del Consiglio agli occhi degli spettatori poco informati sulla questione, tanto nel caso in cui la legge venisse accolta favorevolmente (eventualità in cui risulterebbe sempre più immacolata la serietà e l'onestà del premier), quanto nel caso in cui la Consulta invece respingesse il Lodo Alfano (e in questa ipotesi a pagare le conseguenze dalla cattiva informazione sarebbe tutto ciò che sembra voler intralciare, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo possibile, l'impeccabile operato del governo).
Quando riuscirà il Garante per le comunicazioni ad intervenire su quest'emergenza, dando effettivamente prova di una sua utilità?
 
AM

4 ottobre 2009

Situazioni kafkiane

http://http://tv.repubblica.it/dossier/10-domande/minzolini-manifestazione-incomprensibile/37608?video=&pagefrom=1

Dopo l'autorevole intervento del direttore del Tg1 sulla manifestazione per la libertà di stampa (contestazione, a detta dello stesso direttore, incomprensibile), viene spontaneo chiedersi: per quale motivo Minzolini ritiene opportuno intervenire nell'edizione di massimo ascolto del prorpio giornale solo per contestare qualche iniziativa contraria agli intressi del Presidente del Consiglio? Non ci pare infatti di ricordare alcun altro suo intervento che non rientrasse in questa categoria, come se - esclusi il caso D'addario o la manifestazione dello scorso sabato - davvero non succedesse nient'altro, in Italia  o nel mondo, degno di un suo commento; come se, in altre parole, lui occupasse la posizione assegnatagli esclusivamente per sorvegliare sulla bontà dell'informazione in Italia. Prendiamo ad esempio il recente disastro avvenuto in Sicilia, o le vicende aquilane, o ancora la crisi economica internazionale e gli innumerevoli spunti offerti dal presidente Obama: niente di tutto questo ha mimimamente solleticato la deontologia e l'amor proprio del direttore, così come invece riesce l'onere della diffusione della propria lettura dell'informazione. Peccato però che anche queste sue esternazioni (condivisibili o meno) debbano considerarsi (teoricamente) delle manifestazioni finalizzate a garantire e a sostenere la corretteza dell'informazione: ossia qualcosa che
a detta dello stesso direttore, come già ricordato, altrimenti non andrebbe derubricato in Italia se non come incomprensibile.

AM

sfoglia