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altraprospettiva.ilcannocchiale.it

"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

AM


 

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Febbraio 2010
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26 febbraio 2010

MANIFESTI ABUSIVI. Diamoci un taglio!

Altraprospettiva segnala MANIFESTI ABUSIVI. Diamoci un taglio!, iniziativa portata avanti da Civicrazia Italiana.

AM

http://www.facebook.com/?ref=home#!/group.php?gid=323322327634

Sei stufo delle affissioni abusive? Anche la tua città è sommersa ovunque dai manifesti elettorali? Liberiamocene una volta per tutte!

Come popolo di Facebook siamo abituati a cestinare gli slogan indesiderati con un semplice click. Applichiamo il metodo alla vita reale.

Aiutaci a richiamare attenzione sul problema! Dobbiamo essere in tanti. Lanciamo su questo gruppo le nostre denunce, segnalamo i casi, discutiamone!

Civicraticamente, daremo voce alle tante realtà coinvolte: la compiacenza delle leggi, l’omertà di una certa politica, il racket delle affissioni, i costi per i singoli comuni. Tantissimi cittadini si sono attivati concretamente per rimuovere questo scempio... Sosteniamoli!

Molti quotidiani sono disposti ad ospitare l’iniziativa. Lo sapevate che esiste persino un gruppo di ragazzi che con la carta recuperata dai manifesti realizzerà un’opera artistica e sta riprendendo ogni “blitz civicratico” con dei video?

Sostieni anche tu questa battaglia. Non lasciamo che vinca il “Partito del Bidone”!

15 febbraio 2010

C'è una ragione di più...

L'annuncio ufficiale e' arrivato. Paola Binetti lascerà il Partito democratico ed entrerà nell'Udc di Pier Ferdinando Casini. L'ormai ex deputata democratica lo ha rivelato al Corriere della Sera. "Mi sono sentita un bersaglio - ha spiegato -, mi è stato negato il diritto alla parola e alla rappresentanza dei valori cattolici".
[Pd, Binetti: "Entro nell'Udc", 14 Febbraio 2010, fonte: Corriere.it]

Non è una notizia da prima pagina, siamo d'accordo. Forse meritava maggiormente una riflessione, ad esempio, il dietrofront del governo sulla privatizzazione della protezione civile, o la contemporanea discesa in campo di Gianni Letta (arrivata puntuale nel momento in cui l'altro uomo-jolly del premier è stato chiamato a giustificare le sue sedute di fisioterapia).
Preferiamo però spendere due parole sul caso - stranamente, neppure tanto sfruttato dai media - dell'onorevole Binetti e del suo definitivo colpo di coda, perchè ci piacerebbe fosse una sorta di punto di non ritorno. Possibilmente, in positivo.
Inutile dire che il Pd non dovrà farsi sfuggire l'occasione, potendo ora aggiungere un nuovo tassello alla maturazione dell'identità di un partito ormai non più tanto nuovo. La Binetti non è infatti la prima persona ad andare via di questi tempi, e se come dice Follini questo potrebbe essere un campanello d'allarme, dall'altro lato dovrebbe soprattutto rappresentare - a nostro avviso - un'opportunità per restringere la rosa degli interessi del partito. In altre parole, un'occasione per iniziare a concentrarsi d'ora in poi magari su meno obiettivi, però in maniera un pò più concreta.
Facendo ovviamente attenzione a non lasciare agli altri partiti il monopolio su quei presunti valori di cui la Binetti si è fatta fino ad ora portavoce, riuscirà il Pd allo stesso tempo a concedersi una maggiore compattezza ed omogeneità?

AM


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permalink | inviato da amblog il 15/2/2010 alle 0:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

10 febbraio 2010

Rai: cala il sipario

Dal 28 febbraio al 28 marzo, cioè fino alle elezioni, non potranno andare in onda le più popolari trasmissioni di approfondimento così come le conosciamo. Probabilmente salteranno: da Porta a porta a Ballarò, da Annozero a In mezz’ora. Lo ha deciso ieri la commissione di Vigilanza Rai che ha votato il regolamento della par condicio. La norma è stata varata dal centrodestra col voto del relatore Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste Pd. Netta l’opposizione del Partito democratico che ha abbandonato i lavori. La norma di fatto assimila alle regole della comunicazione politica anche le trasmissioni politiche. È la prima volta che una simile disposizione viene varata.
[Par condicio, stretta sui talk show politici, 10 febbraio 2010, fonte: Corriere.it]

Con la decisione di ieri, la tv di stato è praticamente stata consacrata in una televisione di partito. E non tanto perchè Floris e Vespa, Santoro o Paragone (nomi citati non a caso, ma con l'intenzione di dimostrare  la natura bipartisan delle trasmissioni intressate) non andranno probabilmente più in onda (o per lo meno, non nel loro formato tradizionale), quanto soprattutto per le ragioni che seguonno.
Innanzitutto viene infatti tolta ai conduttori Rai - e di conseguenza al pubblico televisivo - la possibilità di partecipare a quel dibattito che, per quanto border-line, dava effettivamente l'idea delle persone e dei programmi che si è chiamati a votare. Ora invece bisognerà accettare i monologhi di ognuno dei  candidati, senza alcuna possibilità di smascherare le menzogne e la faziosità degli stessi grazie all'intervento di un avversario politico o di un giornalista realmente intenzionato a mettere in difficoltà l'intervistato.
Nel frattempo, mentre in Rai si assiste a questo regresso, le tv private potranno comunque continuare a realizzare le proprie trasmissioni. Il che significa avere talk-show politici guidati dai vari Giordano, Belpietro, Fede, Mimun, Brachino, ai quali spetterà l'ingrato compito di far rispettare le famigerate regole dela comunicazione politica....
Quanto all'obiezione che anche una La7 ed i suoi Lerner e Telese potranno avvalersi degli stessi strumenti, bilanciando così di fatto la situazione, la risposta è semplice: davvero vogliamo far credere che, nell'informazione nazionale, una La7 abbia lo stesso peso di Mediaset?

AM

PS. Per la cronaca: a partire dal mese di gennaio, anche Radio 2 si è vista privare, dai nuovi vertici della rete, dei propri storici programmi di approfondimento. La motivazione? se qualcuno vuole un certo genere di programmi, li vada a cercare altrove.

5 febbraio 2010

Vogliamo i nomi dei siti nuceari PRIMA delle elezioni!

Il consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono di costruire centrali nucleari sul loro territorio. [...] "Non impugnare le tre leggi - continua il ministro dello Sviluppo economico - avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione diinfrastrutture necessarie per il Paese".
[Governo impugna le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata, 4 febbraio 2010, fonte: Corriere.it]

Ma se già Puglia, Campania e Basilicata non vogliono le centrali nucleari, e se tali prese di posizione potrebbero addirittura indurre ulteriori Regioni "ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di queste centrali" (già risapute,
in proposito, anche le ostilità di diverse regioni governate da rappresentanti del Pdl)...  allora 'sto nucleare chi è che l'ha voluto?!? Quale dunque il vero mandato che il governo in carica avrebbe ricevuto dagli elettori?
Sarebbe davvero divertente scoprire quale giro di interessi si nasconde dietro la conversione
dell'Italia all'energia atomica...

AM

1 febbraio 2010

Conferenza FIEG: quale futuro per l'editoria ?

[Fonte: Conferenza FIEG: quale futuro per l'editoria? 1 febbraio 2010, http://www.nextme.it/societa/next-economy/204-conferenza-fieg-quale-futuro-per-leditoria-?]

Le difficoltà che attraversano i settori dell’editoria e della stampa sono drammatiche, tanto da richiedere interventi immediati di politica industriale per alleviare una situazione di crisi che non ha precedenti. A segnalarlo sono le proposte che NextMe ha avuto la possibilità di cogliere nel corso della conferenza stampa organizzata a Roma, lo scorso 26 gennaio, dalle varie associazioni che compongono tale filiera; tra queste, Aie (editori di libri), Anes (editoria periodica specializzata), Fieg (editori di quotidiani, periodici e agenzie di stampa).

Determinanti, per il raggiungimento di tali conclusioni, sono risultati gli studi realizzati dal prof. Alessandro Nova, docente di Economia industriale all’Università Bocconi. Dalla base statistica fornita è infatti emerso che nel biennio 2008-2009, nel contesto di una crisi generalizzata che ha investito l’economia mondiale, le condizioni delle imprese che operano all’interno della filiera editoriale hanno subito una contrazione del fatturato complessivo del 14,2% - dato che, in valori assoluti, significa una perdita in un anno di circa 5,8 miliardi di ricavi.

Anche Carlo Malinconico, presidente della Fieg, ha manifestato nel proprio intervento la profonda preoccupazione per una situazione regressiva, che richiede urgenti ed efficaci misure di intervento sia sul piano della domanda che su quello dell’offerta. Egli ha infatti ricordato come, per l’editoria giornalistica in particolare, una evoluzione insoddisfacente dei consumi interni rappresenti un ulteriore fattore di preoccupazione, a fronte invece dell’importanza sociale e istituzionale dell’informazione.

In assenza di provvedimenti strutturali, pertanto, i fattori di sofferenza delle imprese del settore tenderanno ad aumentare, con conseguenze drammatiche soprattutto sul fronte dell’occupazione. La necessità di specifici interventi da parte delle istituzioni costituisce un atteggiamento che va dunque incoraggiato; anche perché, quando la crisi attenuerà la sua morsa, si dovrà essere altrettanto pronti ad agganciare la ripresa con strumenti validi, e con riforme che permetteranno di sfruttare al meglio le opportunità offerte da quelle che devono inevitabilmente considerarsi componenti fondamentali di una editoria moderna: l’informatica ed il web, realtà pienamente proiettate verso le esigenze e le caratteristiche future della società.

 

Alberto Marangio

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