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"[...] un angolo dal quale dedicare un pò di attenzione a quello che ci succede intorno. Un piccolo spazio dove appuntare le considerazioni che, mentre si sfoglia un giornale, si legge una scritta su un muro, o semplicemente si cammina per strada, inevitabilmente saltano alla mente [...]"

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5 aprile 2010

Regionali, una settimana dopo. Sottotitolo: a cosa serve l'Udc?

Andando a riguardare i risultati delle scorse regional, risulta evidente - dopo una settimana di analisi - la necessità di porsi una domanda: ma l'Udc... serve ancora  qualcosa? Il ruolo da "ago della biancia" rivendicato furbescamente da Casini & co., è veramente tale, oppure si tratta di una presunzione senza fondamento? Proviamo a sbrogliare questo dilemma con i dati alla mano.

In Piemonte, il sostegno alla Bresso non ha consentito alla coalizione progressista di evitare la vittoria della Lega: e già questo esito costituisce un netto ridimensionamento per le ambizioni dei centristi, risultati non determinanti in una delle regioni chiave di questa contesa elettorale.
In Lombardia e Veneto, pur correndo da soli, gli uomini di Casini non hanno minimamente impensierito i vincitori, nè avrebbero contribuito alla vittoria delle rispettive sinistre se avessero aderito a tali coalizioni.
Vale lo stesso discorso, anche se ribaltato, in Emilia, Toscana, Umbria e Marche, dove il centro-sinistra ha vinto con delle magioranze per nulla impensierite da eventuali partnership tra esponenti di centro da una parte, e Lega e Pdl dall'altra; mentre in Basilicata l'Udc è effttivamente scesa in campo con il centro-sinistra, vittorioso però con talmente tanti voti di distacco rispetto agli inseguitori che avrebbe potuto fare tranquillamente a meno dell'appoggio dell'Unione di Centro.
In Calabria, poi, i sostenitori del futuro "grande centro" avrebbero potuto effettivamente giocare un ruolo chiave, se e solo se Pd e Idv avesero però corso insieme; tuttavia così non è stato, ed anche in questo caso il contributo apportato non è stato essenziale per la vittoria dell'ex sindaco di Reggio.

Restano ancora quattro regioni: prima di tutto il Lazio, dove la Polverini ha vinto sì grazie anche al 6% dei centristi; resta però il dubbio se la presenza della lista del Pdl anche nella provincia di Roma (esclusa invece per irregolarità nella presentazione delle liste) avrebbe potuto inficiare o meno tale responso.
Solo in Liguria, Puglia e Campania, pertanto, l'apporto degli uomini di Casini - ripettivamente, al centro-sinistra ligure ed al centro-destra campano - sembra essere risultato essenziale per la vittoria dei nuovi governatori; proprio come un fattore importante è stato l'assenza di un asse Pdl-Udc in Puglia, partnership che avrebbe potuto significare uno scrutinio al fotofinish con Nichi Vendola.

Il peso dei voti dell'Udc ha dunque avuto un suo rilievo soltanto in quattro regioni (se non addiritura in tre) su 13.
Se questo trend può ancora far sì che venga attribuito a Casini un ruolo determinante nel panorama politico nazionale o meno, è ovviamente un verdetto che rimandiamo a politologi ed analisti di professione. Tuttavia, ad un primo sguardo, le aspirazioni della stessa Udc a rappresentare il terzo polo della nuova politica italiana sembrerebbero in realtà poggiare su risutati che, in questo momento, paiono dire invece tutto il contrario.

AM

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